“Stiamo prendendo fuoco.. è stato tuo figlio”. Incastrato dai parenti l’uomo accusato di aver distrutto diecimila metri di pineta vesuviana.

Tutti sapevano. Tutti sussurravano. Nessuno ha mai confermato. Per questo gli inquirenti che ormai da tempo tenevano sott’occhio Leonardo Orsino, hanno dovuto faticare per mettere insieme i tasselli di un puzzle che ha preso forma solo nelle ultime ore. A fare la differenza, sono state le intercettazioni, non certo la collaborazione di chi, pur avendo certezze, di fronte agli investigatori, raccontava a mezza voce, ammiccava, annuiva e poi si dileguava. Da quelle mezze verità è venuto fuori l’identikit dell’uomo che avrebbe appiccato il fuoco che ha distrutto diecimila metri quadri di macchia mediterranea e pinete. Dunque, solo un ettaro dei 1.980 andati in fumo in quindici giorni, a luglio.

CHI E’ LEONARDO ORSINO 

Macellaio di 24 anni risiede in via Sopra ai Camaldoli a Torre del Greco, ovvero nella stessa zona travolta dal fuoco due settimane fa. Ha precedenti penali per danneggiamento e simulazione di reato: a maggio del 2012, venne arrestato con un complice mentre portava via dalla stazione ferroviaria di Santa Maria La Bruna, cavi di rame. Ha una figlia piccola e la passione per i tatuaggi. Potrebbe avere agito, forse non da solo, la notte tra il 13 e il 14 luglio scorso. Per gli inquirenti, potrebbe avere appiccato l’incendio per una sorta di emulazione.

LE INDAGINI 

Non sono mai riusciti a sorprenderlo in flagranza di reato, nonostante le forze dell’ordine e i residenti delle zone coinvolte dagli incendi, lo avessero notato in più occasioni, nei pressi dei roghi in via Sopra ai Camaldoli, in via Pisani e in via Resina Nuova. Secondo indiscrezioni, anche il pomeriggio del 16 luglio sarebbe stato visto in via del Commercio: confuso tra la folla, “impassibile”, filmava con un cellulare l’incendio che si era propagato per cause dolose in un terreno incolto e che ha rischiato di coinvolgere anche un distributore di Gpl. A convincere il magistrato a firmare l’ordine di arresto, sono state le intercettazioni  telefoniche e ambientali. Nell’atto di accusa, i colloqui tra l’indagato e i suoi genitori, ma anche il racconto tra due zie, di quanto sarebbe accaduto nei giorni del grande fuoco sul Vesuvio.

Dalle indagini emerge che il giovane avrebbe appiccato l’incendio con un accendino: dopo aver alimentatole fiamme, non si sarebbe neanche preoccupato di nascondere l’oggetto che sarebbe stato addirittura trovato su un muretto nei pressi della sua abitazione. Ma Leonardo Orsino, secondo l’accusa, avrebbe messo in pericolo anche l’abitazione del padre, incendiando gli esterni e la veranda mentre la mamma era in casa a dormire.. “le fiamme arrivavano sotto la veranda … la mamma dormiva e lui  placidamente si guardava il fuoco così … si guardava il fuoco”, spiega una zia parlando al telefono.

LE INTERCETTAZIONI 

I primi a sospettare di Leonardo Orsini, sono stati gli stessi familiari. Se lo dicono al telefono, senza troppi giri di parole, due zie del presunto piromane. L’una dice all’altra: “Ma chi è questo scemo di tuo nipote, che accende?”.

“Sì, questo è proprio lui perché ha acceso dentro la casa del padre proprio, ha acceso! Hai capito?”.

“Che fece? Incendiò la casa del padre?”.

“Sì sotto la veranda del padre ha acceso … era verso la mezzanotte stavamo parlando io (…), stavamo tutti quanti fuori, all’improvviso da lontano delle fiamme altissime, Madonna dov’è … sotto la veranda, le fiamme arrivavano sotto la veranda … la mamma dormiva e lui placidamente si guardava il fuoco cosi… si guardava il fuoco”. 

Una delle donne al telefono specifica che “ora nel vicolo lo sanno tutti quanti, l’hanno capito tutti quanti che è lui, l’hanno capito”. E aggiunge di avere ascoltato una telefonata nel corso della quale la madre del piromane avrebbe avvisato il marito dell’incendio, attribuendo la responsabilità al figlio:  “Stiamo prendendo fuoco (…) nella casa nostra.. (è stato) quello (..) di tuo figlio”.

Nonostante tutto, però, davanti alle accuse dei carabinieri, la donna avrebbe rassicurato il figlio dicendogli: “Se loro ti chiedono dell’incendio tu devi dire che stavi con me (..) noi stavamo in casa e tu stavi insieme a me … L’alibi è che tu stavi con me”. 

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