Torre del Greco. Emergenza rifiuti. Intervista all’assessore Pietro De Rosa: “Siamo ostaggio della burocrazia. In campo i volontari: più che reprimere bisogna educare”.

“Il nostro nemico si chiama burocrazia”.

Pietro De Rosa, assessore all’Igiene ambientale del Comune di Torre del Greco, è un poliziotto, oggi in pensione, che per oltre un decennio ha indagato sulle dinamiche, gli intrecci e gli interessi che rendono ghiotto l’affare monnezza. Ne conosce il potenziale economico che lo rende appetibile alla criminalità organizzata, ai colletti bianchi e ai politici senza troppi scrupoli. Anche per questo il sindaco Giovanni Palomba lo ha voluto al suo fianco affidandogli il settore più delicato della macchina amministrativa.

“Ma da un mese”, dice De Rosa “per dare risposte concrete alla città, togliere la spazzatura dalle strade e cercare di riportare la situazione alla normalità, sto imparando l’aspetto gestionale-organizzativo della monnezza. Un meccanismo tanto complesso non lo si impara da un giorno all’altro”.

E in questo mese che cosa ha imparato?

“Siamo ostaggio della burocrazia”.

Perché?

“Per il momento possiamo solo tentare di migliorare ciò che abbiamo, apportando qualche modifica al sistema della raccolta rifiuti negli eco-punti. Ma per liberarci delle cosiddette isole ecologiche ci vorranno mesi, forse anche un anno. L’amministrazione deve prima approvare un nuovo piano industriale e non è certo una cosa semplice. Dopo serve un nuovo capitolato d’appalto e una nuova gara. Passaggi tecnici che richiedono tempo e verifiche: stiamo parlando di un appalto a molti zeri. Una cifra che mi fa venire il capogiro solo a sentirla. Ecco perché dico che il nemico numero uno dell’amministrazione si chiama burocrazia”.

Quindi ha ragione il sindaco Palomba quando dice che Torre del Greco è condannata a tenersi  il piano industriale, le isole ecologiche e la ditta Gema?

“Per il momento è così”.

E nel frattempo, che si fa? I torresi devono convivere con i cumuli di spazzatura sotto casa? Una soluzione ci dovrà pure essere? 

“Stiamo lavorando per cercare di migliorare ciò che abbiamo e la situazione sta già leggermente cambiando. Il sistema come è stato concepito non funziona. Ma anche per questo serve un po’ di tempo. E poi non dobbiamo dimenticare che al nostro problema si è aggiunta anche l’emergenza che sta interessando tutta la Regione Campania aggravata dalla chiusura, dopo gli incendi, di tre siti di stoccaggio. La ditta oggi ci impiega venti ore per raccogliere i rifiuti e conferirli in discarica. E questo favorisce gli accumuli in città”.

La notte tra mercoledì e giovedì sono stati finalmente lavati e disinfettati i cassonetti in diversi eco-punti. Una normalità è diventata una piccola vittoria?

“Sembra strano ma è così: l’abbiamo dovuto quasi pretendere. Era tanto che non si faceva la pulizia e questo è uno di quei piccoli accorgimenti che bisogna apportare al sistema per renderlo migliore”.

A proposito della ditta: ma esiste o no un vincolo contrattuale con la Gema?

“Esiste un affido fatto dall’amministrazione di Ciro Borriello e durante la gestione commissariale non è stato formalizzato. Noi ci riproponiamo, in tempi brevissimi, di decidere il da farsi. Stiamo valutando un ventaglio di ipotesi: fare il contratto, revocare l’affido o trovare una soluzione concordata per interrompere il rapporto”.

Ma se la ditta è inadempiente perché si prende in considerazione l’ipotesi di firmare il contratto e proseguire il rapporto?

“Anche cambiare la ditta in corso d’opera può provocare disagi e rallentamenti, con il rischio di ritrovarci di nuovo sommersi di spazzatura. Se non si cambia il piano industriale introducendo il porta-a-porta, potrebbe essere inutile. Ma per il momento stiamo valutando tutte le possibilità. Nulla è stato deciso”.

I controlli partiranno o no?

“Tutti gli eco punti sono già videosorvegliati. A settembre faremo scendere in campo i volontari: abbiamo già contattato dieci associazioni per formare personale che potrebbe presidiare i siti di prossimità e le cosiddette isole ecologiche. Ma io non sono tanto per la repressione quanto per la sensibilizzazione, l’informazione e l’educazione dei cittadini. I nostri volontari saranno presenti soprattutto per aiutare le persone a depositare bene. E poi andremo nelle scuole, nelle parrocchie e nelle associazioni per divulgare e sensibilizzare. Partiamo da qui e andiamo avanti con l’obiettivo di ripulire al più presto la città”.

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