Chiuse le celebrazioni religiose per san Vincenzo Romano. Un mese di festa che ha coinvolto tutta la città.

fate bene

Si è concluso domenica 28 ottobre, con una solenne messa di ringraziamento celebrata nella Basilica Pontificia di Santa Croce dal vescovo Filippo Iannone, il mese dedicato alla canonizzazione di San Vincenzo Romano. Trenta giorni di festa e di preghiera, organizzati dal parroco don Giosuè Lombardo e dal suo vice don Nico Panariello, che hanno riacceso la fede e il fervore dei torresi nei confronti del sacerdote canonizzato a Roma il 14 ottobre 2018.

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Protagonisti assoluti, dopo san Vincenzo Romano, sono stati i giovani. Gli stessi che in questo mese di ottobre, con canti e segni di gioia, hanno accompagnato le reliquie del loro parroco nelle diverse processioni e in peregrinatio nelle tante chiese della diocesi che hanno ospitato le spoglie prima e dopo la canonizzazione: a Torre Annunziata, a Boscotrecase, a Trecase, a Ercolano a Portici, ma anche a Melito dove c’è una chiesa a Lui dedicata, e a Procida, isola spiritualmente gemellata con Torre del Greco. Un pellegrinaggio tra le parrocchie, reso possibile grazie alla grande generosità dell’Unitalsi che ha messo a disposizione i mezzi per trasportare la teca e grazie ai portatori volontari della Basilica di Santa Croce coordinati da Andrea D’Urzo, Raimondo Mennella e Giovanni Mazza che si sono alternati nelle varie tappe. Una lunga festa documentata da giornali e tv locali; dai giornalisti arrivati da tutto il mondo e da fotografi come Antonio Del Gatto e Pasquale D’Orsi che, per passione e devozione, hanno scattato migliaia di fotografie per raccontare, con il loro obiettivo, l’emozione vissuto dal popolo torrese e dai devoti.

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Momento conclusivo, domenica 28 ottobre, in una Basilica vestita a festa, con fiori, drappi, luminarie e la gioia nel cuore: accanto alle spoglie del santo, sull’altare maggiore, i carabinieri in alta uniforme; in sottofondo la musica solenne dei Cantori del Parroco Santo diretti dai maestri Luigi Langella e Ciro Esposito. In prima fila le autorità cittadine e i malati. Il clero al completo con il decano don Salvatore Accardo e il vice postulatore don Francesco Rivieccio. La comunità di Melito e centinaia di persone arrivate a rendere omaggio a San Vincenzo Romano. Tra questi anche i quattordici figli di Raimondo Formisano, guarito grazie all’intercessione del sacerdote santo di Torre del Greco.

Ma in questi trenta giorni di festa, sono state centinaia le persone che hanno voluto spendere il loro tempo, anche solo qualche minuto, per esaltare l’illustre sacerdote elevato agli onori degli altari: Vincenzo Nocerino con il Coro Cittadino; i Luna Janara, gli Iubilate Deo; il maestro Ciro Adrian Ciavolino, la banda musicale Acmt del maestro Raimondo Esposito e la banda dei Corallini diretta dal maestro Francesco Izzo. I tanti volontari che non riesco a menzionare ma che hanno contribuito a mantenere i monumenti aperti durante la Notte Sacra: gli studenti, il Gat e le forze dell’ordine che hanno lavorato per garantire il regolare svolgimento delle celebrazioni. E tantissimi rimasti nell’ombra. A loro, a tutti, anche ai dimenticati, va il grazie della città.

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