Un cimitero di alberi nel Parco Vesuvio ridotto in cenere. Ma la legge vieta di tagliare i pini bruciati. E la bonifica resta al palo.

Non è solo la pioggia a far paura. Per le decine di famiglie che vivono e lavorano la terra, immerse nel parco Nazionale del Vesuvio, il vento è quasi come uno spettro.

7ac045f0-7670-4632-9679-f84a92819099 D’inverno, ma anche nelle sere d’estate, soffia impietoso su migliaia di pini che sono stati ridotti a pezzi di carbonella dagli incendi del 2017. Fusti ormai morti, bruciati alla radice, che continuano a rimanere in piedi quasi per inerzia. Di maestoso resta solo l’altezza che fa anche paura. Lunedì 29 ottobre, quando una tempesta di pioggia e vento fortissimo si è abbattuta sull’area vesuviana, il crollo di un albero ha innescato, come un effetto domino, la caduta a catena di altri pini. Così, interi fazzoletti di terra, per i contadini della zona, sono diventati cimiteri di alberi.

Michele Del Prete, vive e lavora in via Delle Margherite a Torre del Greco. È un contadino da generazioni. Può dirsi miracolato. Perché lunedì sera, nel pieno della tempesta, ha visto un albero cadere a pochi metri da casa sua: rami e fusto sono finiti al centro della strada, bloccando l’accesso alle macchine. Per una giornata intera, la famiglia Del Prete, padre, madre e due figlie, è rimasta isolata.

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“In questa zona”, racconta Michele Del Prete”, anche spostare un albero caduto è un problema. Le leggi che tutelano il Parco del Vesuvio, impongono una trafila burocratica che rallenta gli iter e contribuisce a mettere a rischio la vita delle persone”.

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Così, anche i proprietari delle pinete che vogliono bonificare le aeree devastate dal fuoco, hanno difficoltà a intervenire per eliminare il pericolo.

Gaglione

Proprio come è successo a Felice Gaglione, titolare di una pineta che si trova in via delle Margherite: “A maggio del 2018 ho chiesto all’Ente Parco, al Comune di Torre del Greco e a Città Metropolitana di autorizzarmi a tagliare tutti gli alberi bruciati perché c’è il pericolo fondato che possano finire su di una casa che si trova al confine con il mio terreno. Ad oggi, nessuno mi ha risposto. E io non posso tagliare un solo ramo perché rischio di essere denunciato”.

Un assurdo silenzio istituzionale, forse un rimpallo di competenze e inefficienza gestionale, che rischiano di provocare una catastrofe: se non parte immediatamente la bonifica del territorio, le conseguenze per i paesi dell’area vesuviana potrebbero essere devastanti. Secondo gli esperti, gli alberi bruciati, incapaci di trattenere le acque piovane perché ormai sprovvisti di radici, sono diventati corpi morti che ad una qualsiasi bufera di acqua e vento potrebbero crollare uno dopo l’altro e poi finire a valle travolgendo il centro urbano.

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Quando piove via delle Margherite, come altre che si trovano alle falde del Vesuvio, si trasforma in un fiume in piena. Nel video girato da Michele Del Prete, si vede l’acqua che scorre proprio come se si trovasse nel letto di un fiume.

“L’acqua che scende dalla montagna”, spiega Michele Del Prete, “non incontra più ostacoli che ne possano rallentare la corsa. Sulle briglie, ci sono solo voragini e radici spezzate: una situazione che rischia di provocare smottamenti e frane da un momento all’altro”.

“Non c’è più tempo da perdere”, dicono gli esperti come Silvano Somma, dottore Forestale e presidente dell’associazione Primaurora. “Bonificare adesso significa trasformare gli alberi pericolanti in biomassa e mettere in sicurezza le città e le persone che vivono ai piedi del vulcano. Rinviare ancora significa creare i presupposti per un nuovo maxi rogo, per le frane e gli smottamenti”.

 

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