A casa di Carlo Parlati. Il ricordo della famiglia e l’omaggio di Alba Buonandi all’artista dimenticato dalla sua città.

Carlo Parlati
Carlo Parlati nel suo laboratorio

Sembra che il tempo si sia fermato a sedici anni fa, all’ultimo giorno di vita del maestro Carlo Parlati. Nella casa all’ombra del Vesuvio in cui ha vissuto l’artista di Torre del Greco che incideva con genialità il corallo e le pietre dure, ogni oggetto sembra avvolto da un velo di malinconia. Anche lo sguardo della moglie Luisa e dei figli Antonino e Patrizia, raccontano un dolore ancora acerbo.

 

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Luisa Parlati con la figlia Patrizia

Ma il segno dell’artista, in questa casa che affaccia sul mare, è marcato ed è dovunque: a cominciare dalle pennellate d’azzurro lasciate, come uno spruzzo di energia, sul cancello e sulla porta d’ingresso. Così i quadri appesi al muro e le sculture custodite nelle stesse teche di sempre.

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In primo piano La Regina, ultima opera di Parlati

 

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Il laboratorio di Parlati

Perfino il laboratorio dà la sensazione che sia stato messo sottovuoto dai familiari che ne custodiscono la memoria: nella stanza che gli appartenne, la tenda filtra la luce come accadeva allora; la sedia è ancora accostata al banchetto di lavoro e gli attrezzi che il maestro usava per incidere, sono nel cassetto così come li aveva riordinati l’ultimo giorno. Due immagini lo fanno sentire particolarmente vivo: sono i tratti di un Cristo che Carlo Parlati ha disegnato il 2 dicembre del 1982, intingendo l’indice nel sangue che perdeva per una emorragia.

“Dipinto con il mio sangue”, c’è scritto in fondo, accanto alla firma.

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00054 104Tutto ci parla ancora di lui”, racconta la signora Luisa, la donna che il maestro Carlo Parlati ha scelto come moglie fin dal loro primo incontro. “Per cinquant’anni ci siamo amati tanto e vivere qui mi dà la sensazione di averlo ancora con noi”, aggiunge guardandosi intorno. “Non era un uomo dal carattere facile e si portava dentro un dramma che fin da giovane lo aveva segnato. Ma aveva un cuore enorme e una bontà d’animo senza eguali. Era un artista inquieto, sempre alla ricerca di qualcosa. Quando lavorava consentiva solo a me di entrare nel suo laboratorio: voleva che gli sedessi accanto e gli raccontassi le cose del nostro quotidiano”.

 

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Antonino Parlati

“Iniziava a incidere alle prime luci dell’alba e smetteva solo quando cominciavano a scendere le ombre della sera perché il suo segreto stava proprio nella luce che filtrava dalla finestra”, ricorda il figlio Antonino spalancando la porta del laboratorio. “Aveva gli orari di un operaio e le mani di un artista geniale”.

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Patrizia Parlati

“Mio padre”, dice la figlia Patrizia, “è stato un artista molto amato. Una vera devozione, per lui, l’hanno avuta gli stranieri. Non a caso, le sue opere si trovano nei musei e nelle collezioni private di tutto il mondo, specialmente in Giappone e in America. Peccato che la sua città l’abbia dimenticato: Carlo Parlati sognava di avere un museo a Torre del Greco. Ma fino ad oggi, nessuno si è fatto avanti per realizzare questo desiderio”.

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Alba Buonandi e Luisa Parlati

Un oblio interrotto dal tributo che gli ha voluto riservare una signora della danza come Alba Buonandi, ballerina del San Carlo negli anni Settanta e coreografa. Con lo spettacolo “Ispirazioni”, in programma il 2 e il 3 marzo prossimo al Teatro del Centro, in viale Libia 6 a Torre del Greco, grazie alle coreografie di Armando Gargiulo e Antonio Di Vaio e ai professionisti del “Balletto del Centro”, Alba Buonandi darà vita a quattro opere del maestro Carlo Parlati: Il volo di Icaro; La Paura; La Creazione e Adamo ed Eva.

 

alba“Con Ispirazioni”, spiega Alba Buonandi, “abbiamo voluto raccontare l’artista Carlo Parlati e le emozioni che sprigionano le sculture, i quadri, le incisioni e perfino alcuni versi inediti del maestro scomparso sedici anni fa. L’idea di mettere in scena i suoi lavori, me la porto dietro da tanto tempo. Oggi la realizzo, grazie alla preziosa collaborazione che mi è stata offerta dalla famiglia Parlati e al lavoro dei coreografi Armando Gargiulo e Antonio Di Vaio. Ritengo necessario rendere omaggio al maestro Parlati riportandolo alla memoria di chi lo ha conosciuto ma anche per farlo apprezzare dai più giovani”.

 

 

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