Corallo e cammei raccontano un viaggio nel tempo tra Kobe e Italia con la collezione privata della famiglia Vitiello D’Elia di Torre del Greco.

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1948  Barth D’Elia e Kokichi Mikimoto inventore delle perle coltivate

Un filo di corallo rosso unisce Torre del Greco a Kobe. Un laccio lungo almeno due secoli che dalla fine dell’Ottocento continua a reggere e a mantenere saldi i rapporti commerciali tra Italia e Giappone e a fare da ponte ai maestri incisori e ai commercianti di perle, cammei e corallo torresi. Un’amicizia consolidata che ha toccato il suo culmine nel 1921 con la storica visita del futuro imperatore Hirohito a Torre del Greco: il principe imperiale, nella sua tappa italiana a Roma e a Napoli, ruppe il protocollo per recarsi nella cittadina vesuviana e ringraziare i torresi per la loro amicizia e il supporto fornito all’economia nipponica nel periodo della prima guerra mondiale. Un legame fortissimo che l’Istituto Italiano di Cultura di Osaka diretto da Stefano Fossati, in collaborazione con Ambasciata e Consolato, ha voluto raccontare organizzando la mostra Un viaggio nel tempo tra Kobe e Italia, al Kobe Kitano Museum, in programma dal 2 al 6 maggio. Protagonista dell’evento che vedrà la partecipazione anche dell’ambasciatore italiano a Tokio, Giorgio Starace, sarà la prestigiosa collezione privata della famiglia D’Elia-Vitilello di Torre del Greco che dall’Ottocento continua a mantenere rapporti economici con il Giappone.

“Il primo commerciante italiano di corallo che si è registrato a Yamamoto-dori 1 chome nel 1908, si chiamava Di Rosa“, spiega il professore Nakano Yasushi del dipartimento di storia e antropologia alla Tsukuba University. “Gli italiani che importavano il corallo giapponese acquistato  Kobe, hanno dato un impulso enorme all’economia e alla cultura di Italia e Giappone. Le fotografie, i coralli, i cammei e le perle esposte al Kobe Kitano Museum, raccontano Torre del Greco, il Giappone e Kobe e racchiudono la storia e gli scambi dei nostri antenati”.

Premiata tra le centocinquanta imprese più longeve d’Italia, la famiglia D’Elia-Vitiello, come molti altri commercianti torresi, è arrivata a Kobe alla fine dell’Ottocento. Qui ha sviluppato e gestito i principali centri di raccolta ed esportazione di perle, corallo e conchiglie, riuscendo a intrecciare profondi rapporti di amicizia con il popolo e il governo nipponico, con i quali ancora oggi conserva grande cordialità.

“Attraverso la nostra collezione privata”, dice Alfonso Vitiello, torrese di sesta generazione del D’Elia Company Group, “ma anche grazie a rare foto d’epoca, immagini contemporanee e preziosi manufatti, Un viaggio nel tempo tra Kobe e Italia permette di ricostruire lo sviluppo di un’arte che ha influenzato la storia mondiale del costume”.

In esposizione ci saranno opere di valore inestimabile. Tra queste anche il “Mosè salvato dalle acque“, realizzato nel 1853 su conchiglia incisa sull’intera superficie da Giovanni Sabbato della scuola napoletana.

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