Inchiesta sugli appalti pilotati al Comune. Dopo gli avvisi di garanzia arrivano gli arresti. In carcere sette persone legate ai clan di Torre del Greco. I nomi.

carabinieri torre del grecoSono finiti in carcere all’alba del 4 giugno, nell’ambito dell’indagine sugli appalti pilotati al Comune di Torre del Greco sette persone ritenute affiliate al clan Di Gioia-Papale e Falanga. Si tratta di Ciro Vaccaro, 54 anni, Maurizio Garofalo, 47 anni, Luigi Papale, 57 anni, Andrea Oriunto, 33 anni, Franca Magliulo, 50 anni, Raimonda Sorrentino, 53 anni, Domenico Gaudino, 40 anni. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata e della DDA di Napoli che hanno disposto anche il sequestro preventivo nei confronti dell’imprenditore Ciro Vaccaro, di beni mobili, immobili e quote societarie per un valore pari a tre milioni di euro.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di concorso esterno in associazione mafiosa e concorso in estorsione con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose, avvalendosi della capacità di intimidazione del sodalizio camorristico tra i clan di Torre del greco Di Gioia – Papale e Falanga. L’ordinanza è stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli.

L’indagine coordinata dalla Dda della Procura di Napoli è iniziata nel 2012 ed è partita su input della della commissione d’accesso arrivata al Comune di Torre del Greco proprio per verificare gli atti amministrativi e le gare d’appalto già espletate. È stato così che i carabinieri hanno scoperto estorsioni ai danni di imprese edili impegnate in lavori, servizi e forniture pubbliche nel Comune di Torre del Greco. Sotto la lente d’ingrandimento sono finite, in particolare, le gare per la raccolta dei rifiuti solidi urbani e gli interventi per il recupero dell’ex pescheria borbonica, in Largo Costantinopoli, diventata poi sede del comando di Polizia Municipale.

A dare forza all’accusa ci sarebbero le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che avrebbero permesso di accertare che i clan Papale-Di Gioia e Falanga facevano estorsioni alle ditte che si aggiudicavano gli appalti. Il punto di riferimento, secondo gli investigatori, era Ciro Vaccaro, ritenuto il collante tra le ditte che si aggiudicavano i bandi e i clan: Ciro Vaccaro, già coinvolto nell’inchiesta che qualche settimana fa ha fatto tremare il palazzo, con l’iscrizione nel registro degli indagati di dieci persone tra le quali anche l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Vincenzo Sannino, oggi  è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Tra le ditte vessate dai clan Falanga e Papale c’era anche la società EGO. ECO. Srl di Cassino, vincitrice della gara d’appalto sull’igiene urbana indetta nel comune di Torre del Greco nel marzo dell’anno 2012.

“La ditta, già oggetto di altre indagini”, si legge in un comunicato,”è risultata essere contigua a Vaccaro che avrebbe fatto da intermediario per far assumere un esponente del clan Falanga”.

Secondo le indagini, “il dominus delle estorsioni è Maurizio Garofalo, esponente di rilievo del clan Papale. Parte attiva nelle estorsioni avevano inoltre le donne: Franca Magliulo, moglie del capoclan Garofalo, e Raimonda Sorrentino. Le attività d’indagine hanno consentito di delineare un vero e proprio “Sistema Vaccaro” attuativo di una gestione ad personam delle gare pubbliche: Vaccaro, con il placet della malavita locale, si sarebbe accreditato come intermediario qualificato a concludere delicati accordi con alcuni imprenditori, disposti ad accollarsi una quota estorsiva pur di aggiudicarsi una gara d’appalto bandita dal Comune o per evitare di ricevere danni al cantiere. “Un pensiero per tutti quanti”, cosi testualmente riferisce nel corso di una intercettazione ambientale: la frase è alquanto significativa e racchiude in poche semplici parole il cuore del sistema”.

 

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