ESCLUSIVA – “Così sono stata raggirata”. Il racconto della donna che ha mandato a processo l’avvocato di Torre del Greco.

Maria Libera Raia
Maria Libera Raia

Quando Maria Libera Raia ha perso il marito, stroncato da un infarto fulminante, i bambini avevano otto anni. Lei trentaquattro. Non aveva un lavoro e, con due figli da crescere, il dolore per la morte improvvisa dell’uomo che amava, sommato all’incertezza del futuro, è diventato subito un fardello troppo pesante. È stata questa disperazione che l’ha spinta a bussare alla porta dell’avvocato C. P. di Torre del Greco, rinviato a giudizio per patrocinio infedele dal pm Rosa Annunziata del tribunale di Torre Annunziata.

“Per diverso tempo mio marito ha lavorato come pasticciere in un bar della zona”, racconta Maria Libera Raia, la donna che ha denunciato C. P. “Mi sono rivolta a lui perché speravo di recuperare una liquidazione e i contributi che i titolari del bar non avevano versato all’Inps. Ero fiduciosa perché pensavo di avere di fronte una persona onesta, quasi un amico”.

C. P. passa la pratica di Maria Libera Raia ad una collega esperta in materia di vertenze e di lavoro e le chiede di occuparsi della causa. La professionista, senza perdere tempo, porta i titolari del bar davanti ad un giudice e, in primo grado, ottiene una sentenza favorevole: la controparte è condannata a versare settemila euro di contributi all’Inps. Un passaggio che avrebbe dovuto consentire alla vedova di percepire un minimo di pensione. Ma mentre la professionista avvia l’iter per riscuotere ciò che spetta a Maria Libera Raia, C. P., secondo l’accusa, raggirando anche la collega, avrebbe preso contatti con i titolari del bar e avrebbe finto di aver ricevuto un mandato per raggiungere un accordo bonario.

“Si è fatto consegnare cinque assegni per un totale di tremila euro”, racconta arrabbiata Maria Libera. “Mi ha convocato nel suo studio di via Nazionale solo quando la collega che ha curato la mia pratica, che è completamente estranea al raggiro, ha scoperto le magagne di C. P.: ha avuto il coraggio di offrirmi mille euro per chiudere la vicenda. Ma io, nonostante avessi bisogno di quei soldi, ho rifiutato qualsiasi accordo e sono andata dai carabinieri della stazione Torre Centro a denunciare tutto”.

A conclusione delle indagini condotte dai militari del maresciallo Francesco Di Maio, C. P., ex politico ed ex difensore civico, è stato rinviato a giudizio. Avrà la possibilità di chiarire l’intera vicenda nel corso del processo che inizierà il prossimo 13 dicembre.

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