Torna la Notte Sacra per festeggiare san Vincenzo Romano. Ma la devozione del popolo non cresce. Don Giosuè Lombardo: “C’è apatia e indifferenza”.

don Giosuè fotoTorna la Notte Sacra a Torre del Greco. Il 12 ottobre prossimo, vigilia dell’anniversario della canonizzazione di don Vincenzo Romano avvenuta a Roma il 14 ottobre del 2018, le strade della città diventeranno di nuovo un unico santuario, con chiese aperte fino a tarda notte e un palcoscenico senza barriere con visite straordinarie a monumenti e sotterranei che di solito non sono accessibili al pubblico. Una festa in onore del parroco santo, che lo scorso anno ha registrato un boom di presenze, al quale il consiglio pastorale, i collaboratori della Basilica Pontificia di Santa Croce e il parroco don Giosuè Lombardo stanno ancora lavorando per definire il programma delle iniziative e la partecipazione degli artisti e delle compagnie teatrali.

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“Stiamo elaborando alcune iniziative”, spiega don Giosuè Lombardo. “Tra le altre cose, i giovani riproporranno la Notte Sacra con un momento comunitario in piazza alla mezzanotte di sabato 12 ottobre. Ci sarà un pellegrinaggio diocesano delle UCO e la celebrazione con il Cardinale Crescenzio Sepe e un convegno storico-teologico per ricordare i protagonisti della beatificazione, tra questi anche monsignor Garofalo e monsignor Perna”.

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Don Giosuè, un bilancio di questo anno giubilare dedicato alla canonizzazione di san Vincenzo Romano? 

“Ci sono stati diversi momenti molto significativi, tra questi emerge il pellegrinaggio di giugno, guidato dai vescovi, dei preti provenienti da ogni parte della Campana. Un evento molto bello che si è concluso con la concelebrazione col cardinale Sepe. In questi giorni, poi, sono arrivati venti preti dal Gargano. Ma in quest’anno abbiamo avuto anche la visita di tantissimi pellegrini arrivati in città per pregare accanto alle reliquie di San Vincenzo che si trovano esposte in Basilica”.

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E i torresi come vivono la devozione verso il novello Santo?

“Noto un clima di disincanto e di apatia, d’indifferenza. Sia in diocesi che in città, non registro molto fervore intorno al parroco Santo”.

 

 

parrocchiaEppure la partecipazione ai festeggiamenti per la canonizzazione è stata massiccia. Passato il santo è passata la festa? 

“C’è il popolo del Beato, cioè quella fascia di fedeli e di preti legata anche affettivamente al Santo Parroco, che continua ad essere sempre presente. Ma questo gruppo di devoti non è cresciuto, neppure tra i praticanti”.

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Don Giosuè, secondo lei, i sacerdoti hanno fatto abbastanza per far crescere la devozione nei confronti di san Vincenzo Romano?

“Raccolgo le lamentele dei fedeli perché il nostro Santo non viene ricordato nella preghiera eucaristica nelle parrocchie cittadine, né viene citato nelle omelie. Altri lamentano che le parrocchie della città ancora non hanno organizzato un pellegrinaggio in Basilica sostenendo che anche per i santi i torresi sono amanti dei forestieri”.

Lei è d’accordo?

“Ognuno si regola secondo la propria sensibilità spirituale e la propria devozione. Intanto però vorrei incoraggiare i torresi a recarsi, da soli, con la famiglia o con  gruppi parrocchiali, almeno un volta l’anno in pellegrinaggio in Basilica per far visita al nostro Santo così come ci reca in altri santuari vicini o lontani. Intanto, mi riservo di presentare le istanze raccolte al nostro decano e di consultare il presbiterio per un momento comunitario il prossimo 14 ottobre”.

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